Un Crocifisso di Fra’ Umile da Petralia, ritenuto perduto, messo in luce dal restauro.

Grande soddisfazione nella Sezione Storico-Artistica della Soprintendenza di Trapani, diretta dall’Arch. Anna Occhipinti, al completamento del primo dei quattro restauri finanziati dall’Assessorato Regionale per i Beni Culturali.L’intervento, eseguito nel laboratorio della Soprintendenza, ha permesso di capire che l’opera, mortificata da tante ridipinture e ritenuta pertanto di autore ignoto e di datazione incerta, è da attribuire alle abili mani di Giovanni Francesco Pintorno, meglio noto come Frate Umile da Petralia (Petralia Soprana 1600 – Palermo 1639).Si tratta di un crocifisso ligneo policromo, a grandezza naturale, custodito nella Chiesa di San Liberale, ma proveniente dall’ex Chiesa di Sant’Anna dei Frati Francescani Osservanti Riformati. Il restauro, che ha visto la rimozione di diverse ridipinture eseguite in precedenti interventi, è stato eseguito dal Dott. Tommaso Guastella, su progetto e Direzione Lavori del Dott. Bartolomeo Figuccio. Nelle fasi di lavorazione si sono rivelate tutte le caratteristiche della produzione pintoriana e pertanto si ritiene che l’opera sia ascrivibile alla fase di piena maturità del petralese, all’incirca tra il 1633–1639, anni in cui è documentato che il Frate, residente a Palermo presso il Convento di Sant’Antonio, si recò in vari conventi del Val di Mazara “Salemi, Trapani, Agrigento, ecc.”, dove avrebbe scolpito diversi crocifissi.

Sorgente: Amministrazione trasparente

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Cfr. M. SERRRAINO,Trapani nella vita civile e religiosa, p. 279:

“2.   -­   CHIESA    E  CONVENTO   DI  S.  ANNA

L’edificio,    oggi   occupato   dal   Comando  Gruppo    Guardie   di Finanza,   era   il  Convento     dei   Francescani   Riformati   di   stretta osservanza.

I  sudetti    Padri   vennero    a  Trapani   nel   1619   e  si  allocarono inizialmente   nella   chiesa    di  S.  Leonardo,   fuori   le  mura;    l’anno successivo,     per    l’inclemenza    dell’aria,   si   trasferirono    in   città, avendo    ottenuto   dai   Pescatori   del   Palazzo   alcuni    locali    adia­ centi   alla   chiesa    di  S.  Lucia;    e  qui  i  Religiosi    attesero   alla   co­ struzione  del  Convento    e  della   Chiesa.   Anche   Don  Placido    Far­ della,   principe   di   Paceco    e  marchese   di   S.   Lorenzo,  contribuì alla  realizzazione,    donando    ai  monaci    alcuni   magazzini  viciniori (atto   5  maggio    1620  ­   not.   Luciano    Costa).

Le  soppressioni     religiose   del   1866   fecero    chiudere     al  culto la  chiesa   ed  adibire  a  caserma    l’annesso   Convento.”

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