Restauro didattico per il Crocefisso di Santo Stefano Briga.

Cento villaggi e più forse ha Messina. Città rifatta dopo il sisma novecentesca, ora mal concia e già vecchia nel suo cuore moderno e disordinato. Impossibile capire l’antica città guardandola tra le vie squadrate e i torrenti coperti e intasati di oggi. La città di Antonello, la città marinara che fu, doveva assomigliare invece ai villaggi ancora inforcati sulle fiumare che scandiscono le valli dal Capo fino a sud, sullo Ionio freddo e profondo. Villaggi che per secoli di un naturale equilibrio con la natura hanno fatto il fulcro della loro sussistenza tra i gelsi del baco da seta e i frutteti. Case rinserrate tra viuzze attorno alle pievi e declivi che slargano potentemente, quasi d’improvviso, sullo scenario naturale, campagna, gente sull’uscio, bambini che giocano ad accendere un fuoco. Così il villaggio si presenta al crepuscolo, vivo e pacioso per la festa del santo, in un mercoledì di settembre che ha un motivo in più per esultare. All’auditorium di San Gaetano, una chiesa cinquecentesca1 trasformata in spazio comune, apre il cantiere di un restauro conservativo due volte interessante. Primo perché mette mano ad un’opera di buona fattura svelandone la storia ed i segreti, secondo perché avvicina la gente ad un’operazione scientifica e culturale che raramente entra in contatto con il grande pubblico. Il crocifisso oggetto del restuaro conservativo messo in opera da Rosaria Catania Cucchiara sotto l’alta sorveglianza della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Messina, nella persona di Luigi Giacobbe, è stato datato al XVIII secolo mentre alcuni lacerti di film pittorico rosa rinvenuti negli strati sottostanti l’incarnato , fanno ipotizzare che l’opera settecentesca sia il frutto di un rifacimento su un crocefisso più antico, forse cinquecentesco. L’interveno si è reso necessario perché l’opera è rimasta per lungo tempo in balia degli agenti atmosferici, degli insetti che vi hanno scavato al suo interno i loro alveari, e dei piccioni che vi hanno depositato guano. A risultare particolarmente compromesso il braccio sinistro del Cristo, di cui sarà necessario eliminare la mano oggetto di un brutto rifacimento probabilmente novecentesco. Come sapientemente illustrato da Luigi Giacobbe e Rosaria Catania Cucchiara, il giorno della piacevolmente affollata presentazione, la scultura è realizzata in materiali compositi: armatura in legno stagionato coperta da sughero e poi modellata con gesso e colla di coniglio, il tutto dipinto da sapienti mani che non hanno volutamente insistito sulle numerose ferite del corpo crocifisso, nelle grosse e profonde escoriazioni coronata da realistici ematomi violacei. Ferite pesanti e drammatiche che bisogna contestualizzare con la commissione che ha voluto questo Crocifisso probabilmente all’interno di un complesso di “barette” ad uso processionale, spettacolo catechistico e didattico che tanto deve al culto delle immagini così pagano e antico, quanto radicalmente presente nella religiosità mediterranea e siciliana in particolare. Culto delle immagini che traccia un’esatta corrispondenza tra la rappresentazione della divinità e la divinità stessa, in un sentimento di fede ancora vivo tutto oggi: lo dimostra il pellegrinaggio sentito e accorato cui io stesso sono stato testimone durante le prime giornate di restauro, quando il cantiere è stato visitato dagli anziani fedeli colpiti per lo stato degradato del “Cristo” e speranzosi per un sua rapida “guarigione”. L’intervento che probabilmente si protrarrà fino alla fine del mese, sarà sempre visibile in orari via via comunicati dall’organizzazione. Oggi, domenica 9 settembre, il cantiere sarà aperto dalle ore 17,00 alle ore 21.00. Un’occasione da non perdere per comprendere la complessità di un restauro e il valore, antropologico e culturale, che l’arte ha presso le comunità che l’hanno voluta ed eretta nel segno di un’identità ancora oggi, nonostante tutto, forte e autentica.
Mosè Previti
1“Vero è che i pregievoli portali delle chiese di S. Gaetano e Sa. Giovanni Battista (datati entrambi 1524)”. Placido Andriolo, Passeggiate e Rievocazioni, Messina 1991, p. 23.

Sorgente: Restauro didattico per il Crocefisso di Santo Stefano Briga. | LALLERU – Facts and Things from Sicily

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