Restauro Crocifisso ligneo XVIII sec. – S. Stefano di Briga (Me)

Pubblicato il 03 ott 2013

Restauro eseguito in cantiere aperto, dalla dott.ssa Rosaria Catania Cucchiara, da settembre a novembre 2012.

La scultura manifesta le caratteristiche tipologiche del Christus patiens, cioè il Cristo sofferente con la testa reclinata sulla spalla e gli occhi chiusi. Il corpo incurvato sulla Croce mostra le ginocchia avanzate e i piedi sovrapposti tenuti da un unico chiodo. La resa plastica della figura si evidenzia nelle trecce ordinate dei capelli, nella definizione dei muscoli delle braccia e nella volumetria del costato. Il perizoma in tela gessata, disposto con pieghe regolari, copre il bacino della figura sacra. L’aspetto drammatico del Cristo è suggerito dal tono bruno verdastro del pigmento pittorico e dal rosso carminio delle ferite, diffuse su tutto il corpo ed ottenute con il sollevamento della preparazione in gesso che finge le profonde escoriazioni. Basi cromatiche di tono grigio-bruno in corrispondenza delle ferite sottolineano l’effetto dei lividi e delle tumefazioni.
La Croce in legno di abete, ottenuta dalla sovrapposizione di quattro assi, mostra alla base due dentelli che lasciano presumere l’ancoraggio ad un supporto o ad un fercolo processionale.
Il Crocifisso è costituito da un’armatura interna in legno di noce, su cui è disposto un rivestimento in sughero allo scopo di ridurre il peso della scultura e favorire un primo abbozzo plastico. Il rivestimento esterno è in gesso modellato e dipinto.
La presenza di due fori sulla testa lascia presumere l’esistenza di una corona di spine applicata sul capo del Cristo.
L’opera si attesta verosimilmente al sec. XVIII ed è da mettere in relazione con l’antica processione delle “Barette” effettuata per lungo tempo il Giovedì Santo fra i centri di Santo Stefano Briga, Santo Stefano Medio e Santa Margherita. La processione, anticipata al giovedì per permettere la partecipazione del popolo a quella di Messina celebrata il giorno successivo, si svolse regolarmente fino al 1950. Ne sono testimonianza altre sculture come il “Cristo Morto” o l’Addolorata attualmente conservata nella sacrestia della Chiesa di San Giovanni e per la quale, come dimostra un documento dell’8 aprile 1889, i rettori della chiesa intendevano a quel tempo rinnovare l’abito con il ricavato della vendita di alcuni oggetti d’oro che facevano parte del corredo della statua stessa. Sebbene le ricerche sull’opera siano ancora in corso sulla base delle testimonianze documentarie, è possibile ipotizzare che l’attuale aspetto del Crocifisso sia da attribuire ad un massiccio intervento effettuato fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento da un abile plasticatore. Questa ipotesi è confortata dal fatto che, sotto l’attuale stato di stucco, è stata rinvenuta una cromia dell’incarnato, certamente più antica, dal colore rosato, coperta successivamente da uno strato di materia di spessore variabile fra 1 e 3 cm. La struttura corporea aumentata nello spessore e certamente modificata nel modellato fu ridipinta sulla superficie nei modi che oggi è possibile apprezzare.
Nel 1941 l’opera veniva elencata in un inventario dattiloscritto redatto dal vicario generale di Messina con la dicitura “Crocifisso grande di stucco”.
Secondo la testimonianza di Placido Andriolo che lo descriveva dal “corpo ben modellato, dalle ferite quasi vere, dall’abbandono che ispirava non poca pietà”, il Crocifisso si riteneva “scomparso” dopo il 1950 assieme ad altre opere del patrimonio di Santo Stefano.
In realtà la statua fu accantonata all’interno del campanile della chiesa di S. Giovanni, per essere in un secondo tempo trasferita nei locali di pertinenza della chiesa di Santa Lucia.

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