Conclusi i festeggiamenti al Santuario di Belice, [all’interno la galleria fotografica > 404 | Page Not Found!]

CASTEL BELICE – Meno affollata dello scorso anno ma sempre intensa e partecipata, la “Festa del Santissimo Crocifisso di Belice” è stata ancora una volta occasione di pellegrinaggio e preghiera per migliaia di fedeli provenienti da Marianopoli, Vallelunga, Villalba, Santa Caterina e Resuttano ma anche da diversi comuni della provincia palermitana, tra i quali ormai si sta diffondendo la devozione verso il Crocifisso “miracoloso”. Le celebrazioni hanno avuto inizio alle 11,30 con la Santa Messa presieduta dal Vescovo di Caltanissetta Monsignor Mario Russotto, alla presenza dei parroci dei comuni limitrofi e dei seminaristi. Subito dopo la messa, la processione del Crocifisso fino alla parte alta del colle, dove si trova la Croce attorno cui i pellegrini legano per tradizione i nastrini rossi distribuiti all’interno della Chiesa. Nastri a cui da sempre, assieme al pane benedetto e alle ferite sanguinanti del Crocifisso, viene riconosciuto un potere salvifico e protettivo. E proprio alle ferite del Cristo sono state rivolte le parole intense del Vescovo Russotto durante l’omelia. «Siamo saliti su questa collina – ha detto il Vescovo – perché convocati dal Signore, affinché diventiamo come Lui: capaci di servire scomparendo, di amare morendo, capaci non di giudicare ma di perdonare. Nel cuore di Gesù e nel suo costato trafitto c’è posto per tutti e dobbiamo ripartire da qui pieni di speranza, consapevoli che ognuno di noi può sperare perché è stato amato nella Croce». Numerose le leggende sulle origini del Crocifisso custodito nel Santuario. Le più diffuse narrano che sarebbe stato un giovane pastore di nome Vanni Calabrisi a raccogliere un legno dalle acque del fiume Belice e a trasportarlo nella sua grotta ( che è ancora possibile ammirare) per farne un crocifisso. Ma non riuscendo nell’impresa, si addormentò avvilito e solo al risveglio trovò che il volto, bellissimo, di Cristo era stato scolpito in maniera prodigiosa.  Era il 3 Maggio. Da allora e da quando, il 3 maggio del 1645, la statua venne benedetta con l’approvazione del Vescovo, questo giorno è divenuto centrale per il Santuario ed è stato scelto per celebrare la solenne Messa e la processione. Ma il 3 maggio è anche un giorno di festa campestre in cui non pochi scelgono di fermarsi a pranzare anche con un panino, nell’androne del santuario o nella parte posteriore per continuare a respirare quell’aria di profonda devozione e soprattutto apprezzare la suggestiva visuale che lascia, davvero, senza fiato. Anche quest’anno il Santuario resterà aperto tutte le domeniche fino a settembre e sarà possibile partecipare alla Santa Messa delle 17,30.

Galleria fotografica della festa del Signore di Belice

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