Canicattì, la storia de “lu Tri di Maiu”

Scritto da il 3 aprile 2016, alle 06:56 | archiviato in Arte e cultura, Canicattì, Costume e società, Cronaca,Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

tri-di-maiuNegli ultimi giorni, soprattutto tra i giovani, molti si sono chiesti cos’era e com’era un tempo la festa di ” LU TRI DI MAIU “. Secondo il parere di molti cittadini, la festa di “LU TRI DI MAIU” può essere considerata una delle feste più importanti e significative di Canicattì, particolarmente sentita nello storico quartiere di Borgalino, che tra sacro e profano esprimeva la civiltà contadina della nostra terra, trascinando così molte persone dei paesi vicini.
Negli anni ’50-80 durava una decina di giorni, con una grande fiera di bestiame e di mercanzie. Si iniziava con una pittoresca Rietina, una sfilata per le vie della città di tantissimi muli e cavalli, addobbati secondo antica tradizione. Durante la festa in numerose bettole e osterie (le cosiddette putii di vinu), oltre al vino si consumavano carciofi bolliti e moltissime uova sode, e si faceva letteralmente a gara a chi mangiava e beveva di più. Solenne anche la processione del pomeriggio, con le vare del Crocifisso e dell’Immacolata seguite da portatori di lunghi ceri adorni di fiori; mentre alla domenica successiva il Crocifisso faceva il giro del rione (raccoglieva soldi, ma anche oro, frumento, fave…).
Dagli anni ’90 in poi furono inserite tantissime cose: la sagra di l’ova duri, di li cacuecciuli, la sagra del gelato, della torta e pure della ricotta. Molti sono i ricordi legati alla mitica Straborgalino, per poi tornare lassù in piazza Indipendenza con una maglietta o un pallone. Tra gli appuntamenti più attesi senza dubbio c’erano i cantanti, che nel corso del tempo hanno reso omaggio a tali festeggiamenti (da Mario Merola a Nino D’Angelo) e la Rietina, con la partecipazione della banda musicale, del gruppo Folk e di li Tammurinara. Difficile dimenticare i vecchi giochi di quartiere come: la corsa con i sacchi, il tiro alla fune, la trottola, la nzipita, mosca cieca, l’albero della cuccagna… tornei di calcio organizzati alla grande pure con le mascotte, tornei di pallavolo femminile, per poi finire con i fuochi d’artificio veramente degni di nota… cosi come degni di nota erano le piazze e le vie piene di luci (illuminazione) e di gente davanti alle baracche per comprare il tradizionale torrone o la cubaita.
Tale articolo privo di critica, è stato realizzato per fare conoscere meglio quella che è stata la storia della nostra città, con la speranza a chi di competenza di continuare a impegnarsi sempre su tutti i fronti affinchè le nostre feste e le nostre tradizioni continuano nelle generazioni a venire, con la partecipazione e la devozione di tanti fedeli.
A cura di Vincenzo Ferrante Bannera

 

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