Il restauro conservativo del Crocifisso ligneo policromo – Recensione Artistica

Il Crocifisso di Castrofilippo 5 ottobre 2013 Festa dell’Accoglienza dopo il restauro

di Tommaso Inzalaco, pubblicato il: 14/08/2014 in: Portale Storia, Letto: 598 volte

Cristo_Viso_little Alcuni anni fa collaboravo con i miei articoli al giornale locale “Arcobaleno”. La Redazione mi chiese di scrivere una serie di articoli su un argomento, ovviamente di interesse comune, a mia scelta. Proposi una sequenza di servizi intitolata “Opere da salvare”. In ogni puntata mi sarei occupato di un’opera artistica presente nelle nostre chiese, bisognevole di restauro, fornendo particolari sull’Autore della stessa, epoca di esecuzione, materiali utilizzati, interventi necessari eccetera. Così mi interessai a numerose opere come la “Madonna delle Grazie”, la “Madonna del Carmelo” , “Sant’Antonino da Padova”, “Santa Rosalia”, il “Crocifisso” e ad altre opere, sia scultoree che pittoriche. Al momento della stesura e della pubblicazione dei vari articoli onestamente credevo che sarebbero trascorsi molti decenni prima che qualcuna delle opere citate venisse sottoposta ad opera di restauro. Ciò chiaramente era legato al periodo di crisi economica che si andava prospettando in quel momento. Invece, con mia grande e piacevole sorpresa, in pochi anni ho assistito al restauro di ben tre di queste opere dell’arte religiosa presenti in questa chiesa dedicata a Maria Santissima del Rosario. Il restauro della fragilissima statua dedicata alla “Madonna delle Grazie”, poi di quella dedicata a “Sant’Antonino da Padova” e, oggi, di quella del “Crocifisso”. Spero che questa attività di recupero e restauro continui per salvare ancora altre importanti opere presenti nelle nostre chiese! La statua del Crocifisso è un’opera di grande valore artistico, veramente di pregevole fattura. Essa occupa normalmente, come tutti sappiamo, la cappella laterale destra. Il Crocifisso è opera seicentesca ed è stato scolpito su ebano. Non c’è certezza assoluta sul nome dell’Autore, che ha saputo imprimere ai lineamenti del volto quell’espressione raccolta e, insieme, di profondo dolore, che provoca in chi lo osserva momenti di particolare intensità emotiva. Anche se si è prospettata la probabile paternità dell’opera attribuendola a Frate Umile da Petralia (al secolo Giovanni Pintorno) o ad uno scultore della sua scuola. Si sa che Frate Umile da Petralia, durante il suo peregrinare tra i vari conventi e città della Sicilia, ha scolpito trentatré crocifissi, uno per ogni anno di vita di Gesù Cristo e che, in seguito fondò una scuola di scultura, frequentata da numerosissimi allievi che hanno poi eseguito innumerevoli sculture in legno, imitando il suo stile. Pare che l’artistico simulacro qui presente sia stato ultimato tra il 1633 ed il 1635, all’epoca quindi della costruzione della chiesa Maria Santissima del Rosario e dovrebbe essere una delle più antiche statue di Castrofilippo. L’opera è stata sottoposta nel corso degli anni a numerose manipolazioni nel tentativo di porre rimedio ai danni provocati dall’usura del tempo, dall’umidità, dalle muffe e dalla fuliggine di candele e lumini. Durante una di queste la scultura era stata ridipinta così male da temere che essa non fosse più recuperabile. Era inoltre impensabile, per chiari motivi economici, un restauro effettuato da mani sapienti ed esperte. Allora si tentò il tutto per tutto e si decise di pitturare l’opera con una vernice scura trasparente che, senza alterare i tratti originali della sacra statua, riuscisse a nascondere le alterazioni subite. Questa estrema operazione di recupero in effetti ha mascherato la precedente colorazione troppo vivace, donando all’opera un aspetto particolare, rendendola, forse senza volerlo, religiosamente e artisticamente affascinante. Oggi il Crocifisso ritorna nella sua chiesa, che l’ha ospitato per quasi quattro secoli. Torna nel suo aspetto originale, quello voluto dall’Artista che l’ha scolpito e come nessuno dei presenti probabilmente l’ha mai visto! Così i tratti del viso sofferente, lo sguardo semispento dell’agonia sulla Croce, il corpo martoriato dalle piaghe sanguinanti, il pallido incarnato del Cristo moribondo, fino ad ora attenuati per effetto della tintura scura, che copriva sì gli errori dei restauri maldestri del passato, ma soffocava anche la reale verità artistica e religiosa volute dall’Autore, riemergono, grazie alle recenti complesse operazioni di recupero, in tutto il loro splendore. Al di là di ogni nostra soggettiva considerazione è questa l’opera originale, pensata e realizzata nel 1600 dal suo Autore. E così noi la riaccogliamo nella nostra chiesa con grande soddisfazione e gran gioia perché essa è di nuovo nella sua casa!

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Cenni Storici (Calogero Serravillo)

Il restauro conservativo (a cura dei restauratori)

Sorgente: L’Arcobaleno – Pro Loco Castrofilippo

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