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Fra’ Umile da Petralia (1600-1639)/Crocifisso (1634/5) – Scultura lignea policroma, h. cm. 180/Mistretta, Chiesa di S. Maria

Padre Pietro Tognoletto1, nel “Paradiso Serafico del Regno di Sicilia”, annovera il crocifisso di Mistretta tra quelli sicuramente realizzati dalla fervida mano di Giovanni Francesco Pintorno, meglio noto come frate Umile da Petralia2.

L’attribuzione si ritiene certa anche perché l’opera mostra palesemente tutti i topoi della produzione pintorniana e pertanto è ascrivibile alla fase di piena maturità del petralese, all’incirca tra il 1634 e il 1635.

Questa scultura di frate Umile, trova i suoi presupposti in una vocazione artistica sbocciata nella bottega paterna, poi maturatasi a Palermo, e quindi consolidatasi nell’ambito della produzione di alcuni artisti coevi3, quali: i Li Volsi di Nicosia, noti statuari, i Ferraro di Giuliana, grandiosi decoratori a stucco, Gian Paolo Taurino4, abile scultore gesuita.

Durante il noviziato5 (1623-24), il frate comincia la sua attività di scultore di crocifissi lignei con il capolavoro di Petralia Soprana, definito “il primo versetto di un inno che continuerà ad elevare al Redentore per tutta la vita6”.

I suoi confrati gli consentono sempre di poter lavorare con grande libertà, comprendendo che la sua, sgorgando dalla più profonda interiorità, non è mera arte decorativa, ma apostolato che si esprime attraverso le opere d’arte piuttosto che con le parole7.

Il Cristo di Mistretta, decimo nell’elenco fornito dal Tognoletto8 e nato per la chiesa del locale convento dei Minori Riformati (dove si trova ancora oggi), riprende lo schema comune a tutti i crocifissi pintorniani, schema nato inizialmente servendosi di un confratello, e poi ripetendo il prototipo con alcune varianti9.

La tradizione10 narra che, prima di accingersi a creare ciascuno dei trentatré crocifissi a lui attribuiti, il petralese si confessasse e si purificasse con digiuni e penitenze, per meglio far rivivere nelle sue sculture i dolori di Gesù in croce.

L’accentuata attenzione al realismo da parte del Pintorno nasce, però, anche dal suo essere stato impotente testimone di una calamità naturale come la peste, che ha seminato angoscia e morte. Di conseguenza, la rappresentazione del Crocifisso rende Dio più vicino alle sofferenze degli uomini, ma è un Dio-Uomo che, attraverso il dolore, trionfa, e diventa così strumento di catarsi per l’umanità.

Dal crocifisso di Mistretta traspare in filigrana anche il contesto storico-culturale11 in cui nasce tutta la produzione pintorniana: l’atmosfera controriformistica, lo studio francescano delle visioni di S. Brigida, la componente spagnola che in Sicilia si esprime pure attraverso i Retablos, conclusi in alto proprio col Crocifisso12. Per quanto concerne le fonti iconografiche dei crocifissi del petralese, la critica13 trova un archetipo nella “Crocifissione” di Scipione Pulzone, eseguita per la chiesa di S. M. della Vallicella tra il 1590-91.

Studi recenti14 mostrano che il modello del Cristo morto sembri piuttosto derivare dal “Cristo de las injurias” realizzato nel XVI secolo da Gaspar Becerra per la Cattedrale di Zamora, e, soprattutto, per le opere mature di frate Umile si intravedono similitudini stilistiche con le sculture di Gregorio Ernandez nelle chiese del Carmen e de la Luz a Valledolid15.

Nell’opera di Mistretta, l’artista ha perso quelle note acerbe e quelle incertezze tecniche16 (la voluminosità del capo e il forzato inserimento delle braccia) dei primi crocifissi, ed è approdato ad un’opera matura, in cui Cristo è colto nell’attimo del trapasso. La figura è caratterizzata da un modulo allungato e notevolmente disteso rispetto ai precedenti esemplari, ravvivato dalla simmetria scaturita dal gioco contrapposto del capo rivolto a destra e delle ginocchia flesse verso sinistra. Il viso inclinato, la cui drammaticità è accentuata dalla bocca semiaperta e dagli occhi socchiusi e spenti, il corpo nudo, asciutto, secco, martoriato da ferite ed ematomi17, il trattamento della linea anatomica: sono tutti elementi che mirano ad esaltare la solenne gravitas del Dio Incarnato.

La corona di Cristo, costituita da più giri di spine, e le ciocche dei capelli che scendono sinuose sulla spalla destra si identificano come note distintive della scultura del petralese. Non si trova, invece, un elemento tipico nei crocifissi precedenti, cioè una spina della corona che trafigge un sopracciglio, eco di un dolore realmente sofferto dal frate, in quanto affetto da una malattia agli occhi che lo porterà alla cecità. Di grande realismo sono pure i solchi provocati dalle funi alle caviglie e ai polsi, i lividi sparsi, le piaghe, ma soprattutto l’eccessiva voluminosità del sangue che sorga copioso dalla ferita del costato (in cui si intravedono pure le viscere), voluminosità resa attraverso l’utilizzo della ceralacca.

Dall’opera del Pintorno esala un’aura di “misticismo reale”, nata dalla perfetta coesione dell’uomo-artista con l’uomo-religioso, tanto che la critica ha definito frate Umile da Petralia come il “Beato Angelico della scultura barocca in Sicilia18” o il “Fidia Cristiano della serenità non olimpiaca, ma paradisiaca, propria della divina maestà, nell’espressione della bellezza morale e della divina dignità dell’Uomo-Dio19”.

Caterina Giannetto

NOTE

1) P. P. Tognoletto, Il Paradiso Serafico del Regno di Sicilia, Palermo 1687, t. II, p. II, lib.VII, cap. XXXIII, pp. 307-315, in part. p. 308. Padre Tognoletto è il primo biografo, nonché confratello di Frate Umile.

2) Giovanni Francesco Pintorno, entrando nel 1623 nell’ordine dei Francescani Riformati, prese il nome di Fra’ Umile da Petralia.

3) R. La Mattina – F. Dell’Utri, Frate Umile da Petralia, l’arte e il misticismo, Caltanissetta, 1986, pp. 25-39.

4) Per l’influenza del Taurino cfr. in particolare A. Cuccia, Fra Umile da Petralia, Il crocifisso di Petralia, in XV Catalogo di opere restaurate (1986-1990), Palermo 1994, scheda n. 15 pp. 91-94.

5) Cfr. G. Macaluso, Frate Umile da Petralia Soprana, scultore del XVII secolo, contributo per una biografia critica, in “Archivio Storico Siciliano”, serie III, vol. 17, pp. 155-245, in part. p. 194. Padre Macaluso si muove contro la critica tradizionale che propende per il noviziato di Fra’ Umile nel convento di Nicosia e opta invece per quello di Petralia Soprana, lontano dalla peste e noto per le anime pie che vi dimoravano. Quest’ultimo convento i n o l t re, eretto proprio negli anni dell’infanzia del Pintorno, esercitò sul giovane una notevole influenza che pose le basi per la futura vocazione religiosa.

6) G. Macaluso, op. cit., p. 187.

7) F. A. Gemelli, Il francescanesimo, Milano 1956, pp. 251-252; S. Calì, Custodie francescane cappuccine in Sicilia, Catania 1967, p. 19.

8) P. P. Tognoletto, op. cit., p. 308.

9) Cfr. R. La Mattina – F. Dell’Utri, op. cit., p. 49.

10) P. P. Tognoletto, op. cit., p. 308; P. B. Mazzara, Vita di Fra’ Umile da Petralia Soprana, laico riformato, famoso scultore, in Leggendario francescano, ed. Veneta, 1721, T II,

pag. 146-150. G. Macaluso, op. cit., p.187.

11) D. Malignaggi, La scultura della seconda metà del Seicento e del Settecento, in Storia della Sicilia, vol. X, Palermo 1981, p. 109; S. La Barbera Bellia, La scultura della Maniera in Sicilia, Palermo 1984, p. 142; R. La Mattina – F. Dell’Utri, op. cit., pp. 25-38.

12) G. Davì, Fra’ Umile da Petralia, il Crocifisso di

Collesano, in XIV Catalogo di opere d’arte restaurate (1981-85), Palermo 1989, scheda n. 22 pp. 98-101.

13) A. Cuccia, Fra’ Umile da Petralia, Il Crocifisso di Petralia, in XV Catalogo di opere restaurate (1986-1990), Palermo 1994, scheda n. 15 pp. 91-94.

14) G. Davì, op. cit., p. 100.

15) S. La Barbera Bellia, op. cit., p. 142; R. La Mattina – F. Dell’Utri, op. cit., p. 39; G. Davì, op. cit., p. 100.

16) A. Cuccia, op. cit., p. 91.

17) F. Cuva, I crocifissi di Nicosia, Mistretta e Cerami, in Frate Umile da Petralia, Atti del Convegno, Mojo 20-21/03/1985, a cura di S. Agati e S. Nibali, Catania 1987, p. 115-116.

18) G. Macaluso, op. cit., p. 155.

19) M. G. Cona, suo intervento su frate Umile da Petralìa al convegno di Mojo Alcantara del 21/9/1985, riportato in R. La Mattina – F. Dell’Utri, op. cit., p. 209.

 

 

NOTA DI RESTAURO

L’opera, scolpita in un legno dolce e tenero come il tiglio o il pioppo, è intagliata su un unico tronco, ad  eccezione delle giunture, realizzate nell’attaccatura delle braccia con il busto e del collo con la testa. La scultura è stata oggetto di numerose ridipinture, soprattutto durante il XIX secolo, pertanto, prima del restauro si presentava con una coloritura giallo-biancastra, diversa da quella originaria. Il crocifisso era quasi completamente attaccato dal tarlo che aveva provocato un indebolimento dell’intera opera. L’ubicazione in un ambiente umido, dove il tasso superava il 65-70%, aveva inoltre determinato lo sfaldamento della superficie pittorica. Nella parti più basse dell’opera si riscontravano tracce di cera, causate dalle candele votive, poste sotto la scultura. L’intervento di restauro ha comportato inizialmente una totale disinfestazione, quindi si è proceduto al consolidamento attraverso l’imbibizione (o immersione). Successivamente è stata fatta riaderire la pellicola pittorica e si è proceduto alla pulitura con appositi solventi. La scultura non presentava notevoli parti mancanti, eccetto la perdita delle dita delle mani che sono state opportunamente reintegrate; le parecchie abrasioni sparse sono state stuccate e integrate a rigatino. Sono stati inoltre sostituiti i perni in legno che congiungevano le braccia al busto. Si è provveduto a eliminare la massiccia ridipintura ottocentesca, sotto la quale sono stati trovati tracce di cera delle candele e strati di polvere, depositatisi soprattutto sulle spalle e sulla parte alta del perizoma. Il restauratore ha quindi ripristinato l’antico colore rosato, tipico dei crocifissi originali di Fra’ Umile. Al termine delle operazioni, una vernice protettiva, la Retuchier tipo mat (opaco), è stata stesa su tutta la scultura.

Restauratore: Giovanni Calvagna

Restauro a cura del Rotary Club S. Agata Militello

Anno Sociale: 1999-2000

Presidente: Giacomo Irrera

 

a cura di Sebastiano Lo Iacono per mistrettanews2009

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